I principi nutritivi

Quali sono?

I principi nutritivi sono: carboidrati (zucchero), proteine (peptidi), fibre, lipidi (grassi), vitamine, sali minerali (calcio, iodio, ferro) e acqua.

Perché mangiare?

Il cibo è fonte di energia (oltre che di piacere) e il nostro organismo ha bisogno di essa sia per compiere le sue attività di base, (termoregolazione, digestione, attività cognitive,…) sia per compiere un lavoro che comporti sforzi muscolari (muoversi, correre, fare le scale,…).

Le necessità energetiche variano a seconda dell’età, del sesso, dello stato di salute (gravidanza, allattamento, attività sportiva agonistica, ecc…) o di malattia del nostro organismo (patologie varie che possono far aumentare o diminuire la spesa energetica).

Se la quantità di energia introdotta con gli alimenti è in eccesso rispetto ai fabbisogni, tale eccesso si trasformerà in aumento di grassi e loro accumulo sotto forma di tessuto adiposo (aumento di peso).

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Se la quota di energia introdotta è invece inferiore ai bisogni si avrà l’effetto contrario e cioè un dimagrimento. Attraverso il cibo si introducono i principi nutritivi, che svolgono importanti funzioni metaboliche: carboidrati, proteine, lipidi, vitamine, sali minerali e acqua.

Qual è lo scopo dell’alimentazione?

Quello di soddisfare in maniera rigorosa e razionale i legittimi bisogni della nutrizione, la quale deve assicurare al nostro organismo il calore e l’energia indispensabili al mantenimento di una temperatura costante ed al funzionamento normale dei suoi organi.

Inoltre deve permettere all’organismo di svilupparsi regolarmente, di provvedere alle riparazioni —rese necessarie dall’usura cui sono sottoposti i tessuti e dai traumi di ogni specie— e di lottare efficacemente contro i nemici esterni ed interni. Bruciando lentamente e trasformandosi senza posa nell’organismo, le sostanze di cui sono costituiti i nostri alimenti si incaricano di compiere tutte queste funzioni.

Quali sono i principali errori alimentari attuali?

1. Consumiamo troppi protidi animali (carni), specialmente nelle città, e troppi lipidi (grassi), soprattutto in alcune regioni;

2. Consumiamo troppi tossici (alimenti antifisiologici che non sono eccitanti normali delle cellule digestive): bevande alcoliche, tè, caffè;

3. Consumiamo troppi alimenti raffinati (riso brillato, farina bianca, zucchero raffinato, coloranti);

4.    Consumiamo troppi alimenti conservati;

5. Consumiamo troppo pochi latticini, verdura e frutta (queste due ultime categorie dovrebbero figurare in elevata proporzione sotto forma di alimenti crudi).

Insomma, le nostre abitudini alimentari influiscono in maniera decisiva sul nostro stato di salute?

Certo! Non è esagerato dire che noi siamo ciò che mangiamo. Lucie Randoin, la cui scienza in materia di dietetica fa scuola in tutto il mondo, ha scritto: « Bisogna essere assolutamente convinti che la formazione, lo sviluppo, il mantenimento della vita, la salute, l’equilibrio intellettuale e la forma fisica dell’individuo dipendono strettamente dalla qualità e dall’equilibrio della sua alimentazione ».

Alcune malattie potrebbero dunque essere attribuite ai nostri errori di nutrizione?

Il dott. Osler scrive che «il 90 per cento di tutte le malattie, eccetto quelle contagiose, le epidemie e i traumi, sono imputabili agli errori dell’alimentazione ».

Le facoltà mentali e spirituali non sono esenti dalle conseguenze degli eccessi e degli errori alimentari. Il dott. Alexis Carrel ha dichiarato che « la nostra alimentazione mal equilibrata e di cattiva qualità è responsabile della maggior parte delle nostre deficienze intellettuali e morali… Sembra che secondo la maniera di nutrirsi, la quantità e la qualità dei cibi, si possa colpire tanto la mente quanto il corpo ».

Ed è infine il dott. Casabianca scrive: « Ci si può domandare se la natura e la qualità degli alimenti non hanno, più di quanto si pensi, un influsso tra i più apprezzabili sull’espressione delle facoltà superiori della mente, che costituiscono essenzialmente il valore dell’uomo ».

La scelta degli alimenti, la loro quantità e qualità dovrebbero dunque essere costantemente l’oggetto della nostra attenzione?

Certamente. Non dobbiamo solamente occuparci del mantenimento del nostro corpo, ma anche sforzarci di assicurargli una florida salute, permettendogli un rendimento intellettuale o fisico “massimo” e di qualità.

È perciò necessario che i nostri alimenti contengano tutti gli elementi indispensabili allo sviluppo del nostro corpo ed al funzionamento normale di tutti i suoi organi. Questa scelta ci deve portare ad escludere gli alimenti nocivi e, contemporaneamente, a tener conto dello stato di salute del nostro organismo, particolarmente dell’apparato digerente.

Gli alimenti, per svolgere convenientemente il loro compito, devono contenere tutti gli elementi che si trovano nell’organismo?

Certamente. È interessante notare le straordinarie analogie esistenti tra gli elementi che compongono il suolo, quelli del chicco di grano e quelli del corpo umano.

Quest’ultimo consiste circa per il 64 per cento di acqua, per il 20 per cento di protidi, per il 10 per cento di lipidi (sostanze grasse), per lo 0,5 per cento di glucidi e per il 5 per cento di sostanze minerali; perciò un uomo di 70 chili è costituito da 43 chili di acqua, 14 chili di protidi, 7 chili di lipidi, 300-400 grammi di glucidi e 3 chili di sostanze minerali.

La donna contiene un po’ meno protidi ed un po’ più lipidi dell’uomo.

I quattro elementi principali sono dunque: l’ossigeno, il carbonio, l’idrogeno e l’azoto. Gli elementi minerali si trovano soprattutto nello scheletro. Alcuni sono in quantità assai maggiore di altri. (Torneremo nuovamente su questo argomento).

Quando si vuole valutare la somma di calore e di energia necessaria al corpo umano, non si ricorre forse alla teoria delle calorie?

SI. Questa teoria, messa oggigiorno in discussione da alcuni, resta valida, nonostante il compito svolto nell’organismo dagli alimenti detti “non energetici”.

La si deve ai lavori di Crawford nel 1779, di Lavoisier nel 1780, di Despretz nel 1824, di Dulong nel 1841, di Rubner nel 1891, di Berthelot nel 1899 e di molti altri… Soprattutto a partire dal Berthelot, si è giunti alla conclusione che ogni alimento sviluppa, consumandosi nell’organismo, un numero di calorie sensibilmente vicino, benché un po’ inferiore, a quello che avrebbe fornito bruciando all’aria libera. 

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